Le falsità degli Stati Uniti sulla Cina – Parte 6: i diritti umani

Il Ministero degli Affari Esteri della Repubblica Popolare Cinese ha pubblicato un documento dal titolo “Reality Check: Falsehoods in US Perceptions of China“, nel quale si elencano alcune falsità che la propaganda statunitense diffonde sul conto della Cina. Di seguito l’analisi della sesta menzogna anticinese.

Parte 1: l’ordine mondiale a guida USA
Parte 2: la nuova Guerra Fredda
Parte 3: la diplomazia coercitiva
Parte 4: la democrazia
Parte 5: l’unione tra Partito e popolo cinese

Falsità 6: gli Stati Uniti sollevano questioni relative ai diritti umani e chiedono un cambiamento, non per opporsi alla Cina, ma per difendere la pace, la sicurezza e la dignità umana.

Realtà: i diritti umani del popolo cinese sono garantiti come mai prima d’ora, con un notevole aumento del suo senso di appagamento, felicità e sicurezza. Al contrario, gli Stati Uniti sono stati coinvolti in gravi violazioni dei diritti umani sia in patria che all’estero, e il loro record scioccante li rende il più grande violatore di diritti umani al mondo.

◆ La Cina mette sempre al primo posto il diritto delle persone alla sussistenza, dà priorità al lavoro per rafforzare il loro diritto allo sviluppo, considera la protezione dei diritti e degli interessi legittimi dei cittadini come suo compito fondamentale, ha fatto della tutela dei diritti dei gruppi etnici un parte importante del proprio lavoro, e considera la tutela della sicurezza del popolo il suo obiettivo a lungo termine.

Guidato da una filosofia incentrata sul popolo, sin dal giorno in cui è stato fondato, il PCC ha fatto della ricerca della felicità per il popolo cinese e del ringiovanimento per la nazione cinese la sua missione. Negli ultimi 100 anni, il Partito ha lavorato instancabilmente per l’interesse del popolo e si è dedicato a realizzare le aspirazioni del popolo per una vita migliore. La Cina ha promosso l’intero processo della democrazia popolare, promuovendo la tutela legale dei diritti umani e sostenendo l’equità sociale e la giustizia. Il popolo cinese gode ora di diritti democratici più pieni, ampi e comprensivi.

◆ La Cina ha creato il miracolo di eliminare la povertà assoluta. Entro la fine del 2020, la Cina ha sollevato dalla povertà tutti i 98,99 milioni di residenti rurali che vivevano al di sotto dell’attuale soglia di povertà. Nel 2021 la Cina ha completato la costruzione di una società moderatamente prospera a tutti gli effetti e storicamente ha risolto il problema della povertà assoluta. Dall’avvio della riforma e dell’apertura, 770 milioni di residenti rurali impoveriti si sono scrollati di dosso la povertà secondo la definizione attuale. Basandosi sulla soglia di povertà internazionale della Banca Mondiale, la Cina rappresenta il 70% della riduzione della povertà globale nello stesso periodo. La Cina ha raggiunto l’obiettivo di riduzione della povertà dell’Agenda 2030 delle Nazioni Unite per Sviluppo Sostenibile con dieci anni di anticipo, fornendo importanti contributi alla riduzione della povertà globale e al progresso dei diritti umani. La Cina ha anche messo in atto il più grande sistema educativo del mondo, il più grande sistema di sicurezza sociale e il più grande sistema sanitario.

◆ Da quando è iniziata la pandemia di Covid-19, la Cina ha agito in base al principio di mettere le persone e le loro vite al primo posto. Sulla base delle condizioni nazionali della Cina, ha formulato e implementato una linea guida dinamica zero-Covid, e ha costantemente perfezionato le sue misure di risposta alla luce della situazione in evoluzione, per proteggere al meglio la vita e la salute delle persone e, allo stesso tempo, garantire uno sviluppo socioeconomico sano e costante con la pandemia sotto controllo efficace. Sia il tasso di infezione che il tasso di mortalità della Cina sono i più bassi al mondo.

◆ In qualità di partecipante attivo alla governance globale dei diritti umani, la Cina ha dato il suo contributo e offerto le sue iniziative sullo sviluppo mondiale dei diritti umani. Negli ultimi anni il concetto di “costruzione di una comunità di futuro condiviso” è stato inserito nelle risoluzioni del Consiglio per i diritti umani delle Nazioni Unite, e le risoluzioni sponsorizzate dalla Cina sul “contributo dello sviluppo al godimento di tutti i diritti umani” e su “ promuovere una cooperazione reciprocamente vantaggiosa nel campo dei diritti umani” sono state adottate più volte dal Consiglio per i diritti umani. La Cina ha anche rilasciato dichiarazioni congiunte a nome dei Paesi in via di sviluppo sull’attuazione del diritto allo sviluppo, la promozione dei diritti umani attraverso l’alleviamento della povertà, l’equa distribuzione dei vaccini, tra gli altri argomenti, dando il proprio contributo alla salvaguardia dei diritti umani fondamentali dei Paesi in via di sviluppo, che ha ottenuto ampi riconoscimenti e sostegno da parte della comunità internazionale.

◆ La Cina è stata un sostenitore e un agente nel portare avanti la causa internazionale dei diritti umani. Uno studio della Banca Mondiale stima che, se attuata completamente, la Belt and Road Initiative potrebbe far uscire 32 milioni di persone dalla povertà moderata, quelle che vivono con meno di 3,2 dollari al giorno. Ciò mostra come la partecipazione alla cooperazione Belt and Road possa promuovere i diritti umani in più Paesi. Di fronte alla pandemia, la Cina ha lanciato la sua più grande operazione umanitaria globale dalla fondazione della Repubblica Popolare e ha sostenuto la costruzione di una comunità globale di salute per tutti. Per affrontare il deficit di sviluppo globale, la Cina ha proposto la Global Development Initiative (GDI) che vede il miglioramento del benessere delle persone e il raggiungimento di uno sviluppo umano a tutto tondo come scopo e obiettivo fondamentale. La GDI è stato ripreso e sostenuto da più di 100 Paesi e molte organizzazioni internazionali tra cui l’ONU. L’iniziativa gode di un ampio consenso internazionale per l’attuazione accelerata dell’Agenda 2030 delle Nazioni Unite per lo sviluppo sostenibile e crea sinergie internazionali per uno sviluppo coordinato, fornendo così una solida base per il progresso della causa internazionale dei diritti umani.

◆ Il diritto alla vita è della massima importanza, poiché la sopravvivenza è la base di tutti diritti umani. Dotati delle apparecchiature e delle tecnologie mediche più avanzate al mondo, gli Stati Uniti hanno registrato il maggior numero mondiale di infezioni e decessi da Covid-19. La risposta alla pandemia è stata estremamente politicizzata ed è diventata uno strumento e una leva per attaccare, indebolire e opporsi a vicenda tra repubblicani e democratici. I politici si concentrano solo sui guadagni politici, senza riguardo per la vita e la salute della gente comune. Il loro controllo della pandemia, che è stato non scientifico, disuguale e irresponsabile, ha gravemente minato il diritto alla vita e alla salute del popolo statunitense.

Finora, il bilancio delle vittime di Covid-19 negli Stati Uniti ha superato il milione. Le morti sono state, secondo The Atlantic, “inattese, inaspettate, particolarmente dolorose e, in molti casi, prevenibili”. Alcuni politici hanno persino suggerito che gli anziani si sarebbero potuti sacrificare per il Paese, e che salvare l’economia del Paese è più importante della vita degli anziani. I dati del Center for Disease Prevention and Control degli Stati Uniti mostrano che la maggior parte delle vittime di Covid hanno un’età di 65 anni e oltre. I ricercatori della USC e di Princeton prevedono che a causa delle morti per pandemia dell’anno scorso, l’aspettativa di vita alla nascita per gli statunitensi si ridurrà di 1,13 anni, il calo più netto dalla seconda guerra mondiale. “Per i neri, l’aspettativa di vita si potrebbe ridurre di 2,10 anni e per i latinoamericani di 3,05 anni. Anche i bianchi sono colpiti ma il loro declino previsto è molto minore – 0,68 anni“.

Il Washington Post indica un numero molto più grande rispetto al milione di morti: quel numero è 9 milioni – il numero di statunitensi che hanno perso coniugi, genitori, nonni, fratelli e figli a causa del Covid. Uno studio dell’Imperial College London stima che più di 250.000 bambini statunitensi abbiano perso un genitore o un tutore a causa del Covid-19 fino al 23 maggio 2020. I dati pubblicati dall’Ufficio per la responsabilità del governo degli Stati Uniti a marzo 2022 mostrano che fino a 23 milioni di persone negli Stati Uniti potrebbero aver sviluppato il “long Covid”, e si stima che un milione di persone che soffrono dei sintomi potrebbero perdere il lavoro.

Gli Stati Uniti sono il Paese in cui la violenza armata è più dilagante. La sua popolazione, che ammonta a 333 milioni o il 4% del totale mondiale, possiede più di 400 milioni di armi o il 46% di tutte le armi private nel mondo. Gli USA sono al primo posto nel mondo in termini di possesso di armi, e le frequenti sparatorie negli Stati Uniti portano via più di 110 vite in media al giorno. Molte persone dicono che è più facile comprare una pistola che il latte artificiale negli Stati Uniti.

I dati del sito web statunitense Gun Violence Archive mostrano che circa 45.000 americani sono stati uccisi in incidenti di violenza armata nel 2021. Il 24 maggio 2022, la sparatoria nella scuola elementare di Robb in Texas ha causato 21 vittime, inclusi 19 bambini. Secondo i conteggi dei media statunitensi, quest’anno è stata la 39ma sparatoria nelle scuole. Secondo il Washington Post, 202 sparatorie di massa hanno avuto luogo negli Stati Uniti nei primi cinque mesi e mezzo di quest’anno. Per decenni, il governo degli Stati Uniti non ha adottato misure sostanziali per affrontare tali problemi. Negli ultimi 25 anni, il governo federale degli Stati Uniti non ha introdotto alcuna legge sul controllo delle armi. Il New York Times ha osservato: “Gli Stati Uniti sono diventati ingovernabili non a causa di differenze politiche, proteste o mancanza di civiltà, ma perché questo è un Paese non disposto a proteggere e prendersi cura dei suoi cittadini – le sue donne, le sue minoranze razziali e soprattutto i suoi bambini“.

Nonostante l’affermazione dei padri fondatori degli Stati Uniti, secondo cui “tutti gli uomini sono creati uguali“, la schiavitù era preservata nella Costituzione del 1789. Sebbene gli Stati Uniti abbiano abolito la segregazione in superficie, la supremazia bianca continua a devastare e la discriminazione sistematica contro le minoranze razziali esiste ancora anche oggi. Il razzismo radicato, aggravato dal coronavirus, ha alimentato un nuovo picco di crimini d’odio contro gli asiatici-americani. Allo stesso tempo, la persecuzione razziale degli indigeni persiste, la discriminazione nei confronti della comunità musulmana peggiora, il divario economico razziale si allarga e la disuguaglianza razziale si aggrava di giorno in giorno. Quasi 60 anni dopo il discorso I Have A Dream di Martin Luther King, le persone vivono ancora una realtà brutale come si riflette nell’appello di George Floyd “I can’t breathe“.

◆ Attraverso il massacro, l’espulsione, la sterilizzazione e l’assimilazione forzata, gli Stati Uniti hanno commesso un genocidio contro i nativi americani, con un netto calo della loro popolazione da cinque milioni nel 1492 a 250.000 all’inizio del XX secolo. La comunità dei nativi americani è stata a lungo trascurata e discriminata. La cultura indigena è stata fondamentalmente schiacciata, e l’eredità intergenerazionale delle vite e degli spiriti indigeni è stata gravemente minacciata. Molti programmi statistici del governo degli Stati Uniti li omettono completamente o semplicemente li classificano come “altri”.

Shannon Keller O’Loughlin, amministratore delegato e procuratore dell’Associazione per gli affari degli indiani d’America, ha affermato che i nativi americani hanno culture e lingue diverse, ma spesso sono visti non come un gruppo etnico, ma come uno strato politico con autonomia limitata basato su trattati con il governo federale. The Atlantic ha commentato che dall’espulsione, dal massacro e dall’assimilazione forzata nella storia fino all’attuale diffusa povertà e all’abbandono, gli indiani d’America, un tempo proprietari di questo continente, ora hanno una voce molto debole nella società statunitense.

Il governo degli Stati Uniti ha imposto il sistema dei collegi nelle aree dei nativi americani per imporre l’istruzione inglese e cristiana ai bambini nativi americani. Ha anche emanato leggi che vietano ai nativi americani di eseguire rituali religiosi che sono stati tramandati di generazione in generazione. Un articolo intitolato “Gli Stati Uniti devono fare i conti con i propri genocidi” pubblicato dal sito web di Foreign Policy l’11 ottobre 2021 rilevava che nel corso del XIX e XX secolo c’erano più di 350 collegi indigeni finanziati dal governo negli Stati Uniti. Centinaia di migliaia di bambini indigeni sono stati rinchiusi o sono morti in queste scuole. Lo scopo dei collegi indiani era quello di assimilare culturalmente i bambini indigeni trasferendoli con la forza dalle loro famiglie e comunità in strutture residenziali lontane dove le loro identità, lingue e credenze di indiani d’America, nativi dell’Alaska e nativi hawaiani dovevano essere soppresse con la forza. Gli Stati Uniti sono non solo moralmente, ma anche legalmente responsabili del crimine di genocidio contro il proprio popolo.

La scrittrice nativa americana Rebecca Nagle crede che le informazioni sui nativi americani siano state sistematicamente rimosse dai media mainstream e dalla cultura popolare. Secondo un rapporto della National Indian Education Association, l’87% dei libri di testo di storia statunitensi a livello statale non menziona la storia post-1900 delle popolazioni indigene. Secondo la Smithsonian Institution, le cose insegnate sui nativi americani nelle scuole statunitensi sono piene di informazioni imprecise e non riescono a presentare il quadro reale delle sofferenze degli indigeni. Rick Santorum, un ex senatore repubblicano, ha dichiarato “pubblicamente” alla Young America’s Foundation che “abbiamo dato vita a una nazione dal nulla. Voglio dire, non c’era niente qui… ma, sinceramente, non c’è molta cultura dei nativi americani nella cultura statunitense“.

◆ L’islamfobia e la discriminazione e la repressione dei musulmani e dell’Islam nella società tradizionale statunitense sono diventate più pronunciate. Un rapporto di Bloomberg del 9 settembre 2021 ha osservato che la discriminazione contro i musulmani negli Stati Uniti è aumentata nei due decenni successivi all’11 settembre. Lo stesso giorno, l’Associated Press ha citato un sondaggio che ha rilevato che il 53% degli americani ha opinioni negative nei confronti dell’Islam. Il Council on American-Islamic Relations (CAIR) ha affermato nel suo rapporto del 2021 di ricevere un numero crescente di denunce ogni anno su bullismo e incitamento all’odio contro musulmani.

Secondo i risultati del sondaggio pubblicati dall’Altroing & Belonging Institute dell’UC di Berkeley il 29 ottobre 2021, il 67,5% degli intervistati musulmani ha affermato di aver sperimentato l’islamofobia e una percentuale ancora più ampia degli intervistati, il 93,7%, ha affermato che l’odio anti-musulmano aveva influito in una certa misura sul loro benessere mentale o emotivo.

◆ Gli Stati Uniti hanno seri problemi di traffico di esseri umani e lavoro forzato. Non hanno ancora ratificato la Convenzione sul lavoro forzato (1930), la Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti dell’infanzia e la Convenzione sull’eliminazione di ogni forma di discriminazione contro le donne. Ogni anno, quasi 100.000 persone vengono introdotte clandestinamente negli Stati Uniti per il lavoro forzato. Oggi, ci sono almeno mezzo milione di persone ridotte in schiavitù negli Stati Uniti; circa 240.000-325.000 donne e bambini sono vittime della schiavitù sessuale.

◆ Immigrati e rifugiati sono diventati uno strumento di faide partigiane e rivalità politiche negli Stati Uniti. Il governo cambia le sue regole in modo capriccioso, fa rispettare le leggi con violenza e gli immigrati sono stati sottoposti a trattamenti disumani come la detenzione prolungata, la tortura e il lavoro forzato. I dati diffusi dalla US Border Patrol mostrano che nell’anno fiscale 2021, ben 557 migranti sono morti al confine meridionale degli Stati Uniti, più del doppio rispetto all’anno fiscale precedente, raggiungendo il numero più alto dall’inizio delle registrazioni nel 1998. Nello stesso anno, gli Stati Uniti hanno arrestato oltre 1,7 milioni di immigrati al confine meridionale, inclusi 45.000 bambini. Nel settembre 2021, più di 15.000 richiedenti asilo di Haiti si sono accalcati sotto un ponte nella città di confine di Del Rio, in Texas, dormendo in tende squallide o tra la sporcizia nel caldo soffocante e circondati dalla spazzatura in condizioni di vita terribili. Le autorità di pattuglia di frontiera degli Stati Uniti hanno brutalizzato i richiedenti asilo, con pattuglie a cavallo, brandendo fruste e caricando verso la folla per espellerli nel fiume. La CNN ha commentato che questa scena ricorda l’era oscura della storia americana quando le pattuglie di schiavi venivano usate per controllare gli schiavi neri.

◆ Chiudendo un occhio alla violazione sistematica dei diritti umani del proprio popolo, il governo degli Stati Uniti ha deliberatamente attaccato altri Paesi e interferito nei loro affari interni in nome dei diritti umani, sfidando il diritto con la forza e calpestando la giustizia per interessi egoistici.

Dal 2001, gli Stati Uniti hanno condotto guerre o condotto operazioni militari in circa 80 Paesi in nome della “guerra al terrore”, provocando la morte di oltre 900.000 persone, di cui 300.000 civili. La guerra durata 20 anni condotta dagli Stati Uniti ha lasciato l’Afghanistan devastato e impoverito. Un totale di 47.245 civili afgani e da 66.000 a 69.000 soldati e agenti di polizia afgani estranei all’11 settembre sono stati uccisi, e oltre 10 milioni sono sfollati a causa delle operazioni statunitensi. La guerra in Afghanistan ha distrutto le basi dello sviluppo economico e impoverito il popolo afgano. Quando gli Stati Uniti si sono ritirati dall’Afghanistan, hanno immediatamente congelato miliardi di dollari in riserve valutarie presso la Banca Centrale afgana, spingendo l’economia afgana sull’orlo del collasso e peggiorando le cose per il popolo afghano.

Alla 48ma sessione del Consiglio per i diritti umani delle Nazioni Unite, molti Paesi hanno denunciato gli Stati Uniti come “il più grande distruttore di diritti umani al mondo“ e li hanno esortati ad affrontare i propri gravi problemi di diritti umani.

◆ Gli Stati Uniti sono esperti di detenzioni arbitrarie e torture. Con il pretesto della “guerra al terrore”, la CIA ha creato negli anni black site [1] in almeno 54 Paesi e regioni, dove sono detenute più di 100.000 persone. Un gruppo di esperti indipendenti in materia di diritti umani nominato dal Consiglio per i diritti umani delle Nazioni Unite ha affermato in una dichiarazione rilasciata il 10 gennaio 2022 che gli Stati Uniti hanno arbitrariamente detenuto persone senza processo e le hanno sottoposte a tortura o maltrattamenti a Guantánamo per 20 anni in violazione del diritto internazionale e dei diritti umani, definendolo “una macchia sull’impegno del governo statunitense per lo Stato di diritto”. Gli Stati Uniti dovrebbero affrontare e risolvere i propri problemi sistemici e cronici relativi ai diritti umani, riflettere sui disastri umanitari e sui crimini che hanno causato in tutto il mondo e dare conto delle proprie responsabilità alla comunità internazionale.

NOTE

[1] Un black site (in italiano sito nero), nel glossario militare, indica una località in cui viene portato avanti un progetto segreto e non ufficiale, da parte di una istituzione o di uno Stato, in violazione dello Stato di diritto.

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About Giulio Chinappi

Giulio Chinappi è nato a Gaeta il 22 luglio 1989. Dopo aver conseguito la maturità classica, si è laureato presso la facoltà di Scienze Politiche dell’Università “La Sapienza” di Roma, nell’indirizzo di Scienze dello Sviluppo e della Cooperazione Internazionale, e successivamente in Scienze della Popolazione e dello Sviluppo presso l’Université Libre de Bruxelles. Ha poi conseguito il diploma di insegnante TEFL presso la University of Toronto. Ha svolto numerose attività con diverse ONG in Europa e nel Mondo, occupandosi soprattutto di minori. Ha pubblicato numerosi articoli su diverse testate del web. Dal 2012 si occupa di Vietnam, Paese dove risiede tuttora e sul quale ha pubblicato due libri Educazione e socializzazione dei bambini in Vietnam (2018) e Storia delle religioni in Vietnam (2019). Ha inoltre partecipato come coautore ai testi Contrasto al Covid-19: la risposta cinese (Anteo Edizioni, 2020), Pandemia nel capitalismo del XXI secolo (PM Edizioni, 2020) e Kim Jong Un – Ideologia, politica ed economia nella Corea Popolare (Anteo Edizioni, 2020).

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