Gli straordinari risultati della Cina nella lotta alla povertà

Le ultime contee povere della Cina hanno proclamato l’eradicazione della povertà, permettendo al Paese di raggiungere un risultato di portata storica, riconosciuto da tutti gli organismi internazionali.

Nella giornata di lunedì 23 novembre, il governo provinciale del Guizhou, nell’area sudoccidentale della Cina, ha annunciato di aver eradicato la povertà assoluta dalle nove contee più povere del proprio territorio. Ciò significa che tutte le 832 contee classificate come “povere” dal governo di Pechino hanno eradicato la povertà assoluta entro la fine del 2020, raggiungendo con successo l’obiettivo proposto dal presidente Xi Jinping e fissato all’interno del tredicesimo piano quinquennale (2016-2020). Si tratta di un risultato ancore più impressionante se si considerano le difficili condizioni economiche causate dal Covid-19 nel corso del 2020.

Una valutazione condotta da agenzie di terze parti all’inizio di questo mese ha mostrato che l’incidenza complessiva della povertà nelle nove contee del Guizhou era stata ridotta allo zero per cento e il tasso di soddisfazione tra i locali era superiore al 99 per cento”, ha detto Li Jian, direttore della provincia Ufficio per la riduzione della povertà e lo sviluppo, durante una conferenza stampa, come riportato dall’agenzia ufficiale cinese Xinhua.

Il governo cinese ha fissato quest’anno la soglia della povertà a quota 4.000 yuan di reddito annuale, una cifra pari a circa 608 dollari, in quanto tale soglia viene aggiornata annualmente in base al tasso d’inflazione. Questa cifra è certamente inferiore a quella fissata dalla Banca Mondiale di 1.90 dollari al giorno (693.50 dollari annui), ma tiene conto delle condizioni specifiche delle aree ruruali della Cina. Ad ogni modo, il reddito netto medio annuo nelle contee povere del Guizhou è salito a 11.487 yuan (circa 1.740 dollari), ben al di sopra della soglia della povertà.

Secondo I dati più recenti pubblicati dalla stessa Banca Mondiale, solamente lo 0.5% della popolazione cinese viveva al di sotto della soglia di 1.90 dollari al giorno, una percentuale pari a quelle di Paesi considerati avanzati come Australia e Canada, e decisamente inferiore rispetto a quella degli Stati Uniti (1.2%) o dell’Italia (1.4%).

Il risultato raggiunto dalle nove contee povere del Guizhou va dunque ad aggiungersi a quelli conseguiti dalle altre aree economicamente meno progredite del Paese, come la Regione autonoma uigura dello Xinjiang, la Regione autonoma del Guangxi-Zhuang, la Regione autonoma del Ningxia Hui e le province di Yunnan, Sichuan e Gansu, tutte dichiarate come uscite dalla povertà all’inizio del mese di novembre. Inoltre, la Cina si è assicurata sin da oggi il raggiungimento dell’obiettivo di riduzione della povertà dell’Agenda 2030 delle Nazioni Unite per lo sviluppo sostenibile con ben dieci anni di anticipo rispetto a quanto previsto dall’organismo internazionale.

Per quanto riguarda la sola regione del Guizhou, nell’arco di appena otto anni, ben 9.23 milioni di persone sono uscite dalla povertà dal 2012, che vanno ad aggiungersi agli oltre 700 milioni di cinesi che hanno abbandonato la povertà negli ultimi quattro decenni, contribuendo per oltre il 70% alla riduzione della povertà globale. Dal lancio del programma voluto dal presidente Xi Jinping, almeno 10 milioni di persone in Cina sono state tolte dalla povertà ogni anno per sette anni consecutivi e il numero di persone che vivono in povertà è diminuito da 98,99 milioni alla fine del 2012 a 5,51 milioni alla fine del 2019.

La cancellazione di tutte le contee colpite dalla povertà indica che la Cina ha risolto il problema millenario della povertà estrema“, ha detto Gao Gang, ricercatore dell’Accademia delle scienze sociali di Guizhou. “Nella nuova fase di sviluppo, dovrebbero essere compiuti maggiori sforzi di vitalizzazione rurale per consolidare i risultati della riduzione della povertà“, ha aggiunto. Molti esperti infatti concordano sul fatto che il governo cinese dovrà continuare sulla strada tracciata fino ad ora per evitare un futuro ritorno alla povertà. Nei prossimi cinque anni, saranno compiuti sforzi per consolidare i risultati nella lotta contro la povertà e promuovere pienamente la strategia di vitalizzazione rurale, secondo i principali obiettivi di sviluppo sociale ed economico proposti dal Comitato centrale del Partito Comunista Cinese per il quattordicesimo piano quinquennale (2021-2025).

I risultati raggiunti dalla Repubblica Popolare Cinese nell’eliminazione della povertà dal proprio territorio hanno ottenuto il riconoscimento del segretario generale delle Nazioni Unite, il portoghese, António Guterres, e di tutti i principali organismi mondiali che si occupano di povertà. Il Quotidiano del Popolo (Rénmín Rìbào) ha intervistato al riguardo Matthias Halwart, capo della divisione acquacoltura dell’Organizzazione per l’alimentazione e l’agricoltura (FAO) delle Nazioni Unite.

La Cina ha sollevato oltre 700 milioni di persone dalla povertà, che rappresenta oltre il 70 per cento della riduzione della povertà globale. Il governo cinese ha reso la riduzione della povertà una priorità nazionale, promettendo di eliminare la povertà estrema entro il 2020, dieci anni prima della scadenza fissata dall’Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile e per dai suoi 17 obiettivi di sviluppo sostenibile“, ha affermato Halwart, aggiungendo che la Cina è diventata il “leader mondiale indiscusso nello sviluppo dell’acquacoltura“.

Sottolineando l’innovazione portata dal concetto di “riduzione mirata della povertà” presentato dal presidente cinese Xi Jinping nel 2013, Halwart ha osservato che “la riduzione mirata della povertà copre tutti gli aspetti della vita umana, inclusi il miglioramento dell’istruzione, del lavoro, dei redditi, delle assicurazioni sociali, dei servizi medici e della vita culturale e le condizioni di vita e, soprattutto, si rivolge anche all’ambiente“.

L’esperto della FAO ha sottolineato anche il contributo che il modello cinese potrà offrire al resto del mondo per combattere il dramma della povertà: “Dato il grande potenziale di crescita di questi sistemi al di fuori della Cina, i recenti sviluppi e innovazioni sono condivisi con i rappresentanti di altri Paesi produttori di riso, anche dell’Africa e dell’America Latina“, ha affermato, riferendosi al programma di acquacoltura proposto dalle autorità cinesi. “Condividere storie e lezioni di successo sullo sviluppo dell’acquacoltura cinese contribuirà sicuramente a plasmare la visione e ad attirare l’interesse dei governi, delle imprese, del mondo accademico e della società civile“, ha concluso.

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About Giulio Chinappi

Giulio Chinappi è nato a Gaeta il 22 luglio 1989. Dopo aver conseguito la maturità classica, si è laureato presso la facoltà di Scienze Politiche dell’Università “La Sapienza” di Roma, nell’indirizzo di Scienze dello Sviluppo e della Cooperazione Internazionale, e successivamente in Scienze della Popolazione e dello Sviluppo presso l’Université Libre de Bruxelles. Ha poi conseguito il diploma di insegnante TEFL presso la University of Toronto. Ha svolto numerose attività con diverse ONG in Europa e nel Mondo, occupandosi soprattutto di minori. Ha pubblicato numerosi articoli su diverse testate del web. Dal 2012 si occupa di Vietnam, Paese dove risiede tuttora e sul quale ha pubblicato due libri Educazione e socializzazione dei bambini in Vietnam (2018) e Storia delle religioni in Vietnam (2019). Ha inoltre partecipato come coautore ai testi Contrasto al Covid-19: la risposta cinese (Anteo Edizioni, 2020), Pandemia nel capitalismo del XXI secolo (PM Edizioni, 2020) e Kim Jong Un – Ideologia, politica ed economia nella Corea Popolare (Anteo Edizioni, 2020).

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