I 10 stati non ancora riconosciuti dalla comunità internazionale

Esistono nel mondo dieci stati che, pur avendo dichiarato la propria indipendenza, vengono riconosciuti solamente da una parte più o meno importante della comunità internazionale e non fanno parte delle Nazioni Unite.

Qualche giorno fa vi abbiamo proposto un articolo sui dieci nuovi stati che potrebbero nascere in futuro. Come promesso, in questo nuovo appuntamento ci occuperemo dei dieci stati che, pur vantando una sovranità de facto sul proprio territorio, non godono di un ampio riconoscimento internazionale. Non includeremo in questa lista la Palestina, che è riconosciuta da 137 Paesi come Autorità Nazionale Palestinese e gode dello status di osservatore permanente presso l’ONU, e Taiwan (ufficialmente Repubblica di Cina), che, pur essendo riconosciuto da soli 22 stati, intrattiene relazioni con la quasi totalità della comunità internazionale.

La maggioranza degli stati in questione sorge dalla frammentazione dell’Unione Sovietica. Due di questi, si trovano nel territorio generalmente riconosciuto come appartenente alla Georgia: la Repubblica di Abkhazia e la Repubblica dell’Ossezia del Sud. L’Ossezia del Sud ha dichiarato la propria indipendenza il 28 novembre 1991 e gode del riconoscimento di cinque stati membri dell’ONU (Russia, Nicaragua, Venezuela, Nauru e Tuvalu), mentre l’Abkhazia si è autoproclamata indipendente il 23 luglio 1992, ed è attualmente riconosciuta da sette Paesi (gli stessi dell’Ossezia del Sud, ai quali si aggiungo Nauru e Siria). Nonostante la Georgia non ne riconosca la legittimità, entrambi i Paesi, sostenuti da Mosca, dispongono della sovranità sui propri territori ed organizzano elezioni, come le recenti elezioni presidenziali in Abkhazia, vinte da Aslan Bzhania.

Restando nella regione caucasica, troviamo la Repubblica dell’Artsakh, nota anche come Repubblica del Nagorno-Karabakh, autoproclamatosi indipendente il 6 gennaio 1992. Il territorio è al centro del conflitto tra Armenia ed Azerbaigian, essendo abitanto in maggioranza da armeni, sebbene facesse parte dell’Azerbaigian ai tempi dell’Unione Sovietica. La disputa sul Nagorno-Karabakh ha portato anche ad un conflitto armato tra il 1991 ed il 1994. L’Artsakh non è riconosciuto come stato indipendente da nessun membro dell’ONU, ed in molti considerano la repubblica come non realmente indipendente, visto che in realtà funziona come se fosse una regione dell’Armenia, dalla quale dipende economicamente e militarmente. Alcune parti del territorio, pur essendo rivendicate dall’Artsakh, restano ad oggi sotto la sovranità di Baku. Anche questo stato tiene regolari elezioni, e solo qualche settimana fa Arayik Harutyunyan se ne è aggiudicato la presidenza.

Come noto, il conflitto interno all’Ucraina e la guerra del Donbass hanno portato alla nascita di due stati indipendenti all’interno del territorio ucraino: si tratta della Repubblica Popolare di Doneck, proclamata il 7 aprile 2014, Repubblica Popolare di Lugansk, nata il 14 maggio dello stesso anno. Entrambe le repubbliche poggiano la propria indipendenza sullo svolgimento di un referendum popolare mai riconosciuto dal governo ucraino, che invece ritiene i due territori orientali come illegalmente occupati dall’esercito russo. La Repubblica Popolare di Doneck, in particolare, affonda le proprie radici in un precedente storico risalente al 1918, quando i rivoluzionari bolscevichi proclamarono la nascita della la Repubblica del Donec-Krivoj Rog, poi assorbita dalla Repubblica Socialista Sovietica Ucraina.

Il sesto ed ultimo stato non riconosciuto situato sul territorio dell’ex Unione Sovietica è la Repubblica Moldava di Pridniestrov, meglio nota come Transnistria. Nata il 2 settembre 1990, in seguito ad un referendum popolare, la Transnistria fa ufficialmente parte del territorio moldavo, ed occupa il territorio ad est del fiume Dnestr, dove la maggioranza della popolazione è composta da russi e da altre etnie slave. Il 18 marzo 2014 la Transnistria ha chiesto l’adesione alla Federazione Russa in seguito all’annessione della Crimea alla Russia, richiesta che fino ad ora non ha avuto seguito.

La Repubblica Turca di Cipro del Nord ha dichiarato la propria indipendenza il 15 novembre 1983 come risultato del contenzioso tra la popolazione turca e quella greca che coabitano sull’isola di Cipro. Questa è riconosciuta unicamente dalla Turchia, che ne garantisce l’esistenza attraverso la permanenza di un contingente militare sull’isola, al punto che alcuni giuristi hanno considerato la repubblica come uno stato fantoccio. Nel 2004, un referendum sulla riunificazione proposto dall’ONU è stato votato favorevolmente dalla maggioranza della popolazione turca, ma è stato respinto dalla popolazione della Repubblica di Cipro, lo stato internazionalmente riconosciuto come sovrano sull’intera isola.

Tra gli stati che godono di un riconoscimento parziale, quello che ha il maggior sostegno da parte della comunità internazionale è certamente il Kosovo, che si è proclamato indipendente dalla Serbia il 17 febbraio 2008. Grazie al sostegno degli Stati Uniti e di gran parte dei Paesi dell’Unione Europea, il Kosovo ha raggiunto il riconoscimento da parte di 97 stati membri dell’ONU. Il 19 aprile 2013 è stato firmato un accordo per la normalizzazione delle relazioni tra i governi serbo e kosovaro, che potrebbe aprire la strada ad un più ampio riconoscimento internazionale in futuro. Il Kosovo è anche l’unico stato, tra quelli elencati in quest’articolo, a godere del riconoscimento del Comitato Olimpico Internazionale.

Il più antico dei Paesi non riconosciuti è sicuramente la Repubblica Araba Sahrawi Democratica (RASD), che il 27 aprile 1976 ha proclamato la propria sovranità sul territorio noto come Sahara Occidentale, reclamato dal Marocco. Attualmente il governo della RASD si trova in esilio presso il campo profughi di Tindouf, in Algeria, e controlla circa il 25% del territorio del Sahara Occidentale, mentre le aree restanti sono sotto il controllo di Rabat. Le due aree sono separate da un muro di 2.720 km di lunghezza costruito dalle autorità marocchine. La RASD è membro dell’Unione Africana ed è riconosciuta da 37 Paesi, mentre 14 Paesi hanno ritirato il riconoscimento.

Infine, sempre in Africa troviamo la Repubblica del Somaliland, autoproclamatasi indipendente dal 18 maggio 1991. Composto dalle province settentrionali della Somalia, il Somaliland rappresenta una particolarità, visto che si caratterizza per un certo grado di democraticità, in contrasto con lo “stato fallito” della Somalia. Ad oggi, il Somaliland viene considerato dalla comunità internazionale come una regione autonoma all’interno della Repubblica Federale di Somalia, ma in realtà dispone di un governo autonomo certamente più efficace di quello centrale di Mogadiscio, ed in grado di fare invidia anche a molti altri Paesi africani.

Per il momento, dei dieci stati elencati, quello che si trova più vicino ad un riconoscimento generalizzato della comunità internazionale è chiaramente il Kosovo. Tra gli altri, quelli che aspirano ad una reale indipendenza sono certamente la RASD ed il Somaliland, mentre l’indipendenza autoproclamata dai sei stati situati sul territorio dell’ex URSS sembra essere piuttosto una mossa volta ad integrare, in un futuro a più lungo termine, il territorio di quella che è considerata come la propria “madrepatria”: l’Armenia per l’Artsakh e la Russia per gli altri. Infine, la Repubblica Turca di Cipro del Nord si trova nel limbo tra la volontà di riunificazione con la parte greca dell’isola e quella di fondersi definitivamente con la Turchia.

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About Giulio Chinappi

Giulio Chinappi è nato a Gaeta il 22 luglio 1989. Dopo aver conseguito la maturità classica, si è laureato presso la facoltà di Scienze Politiche dell’Università “La Sapienza” di Roma, nell’indirizzo di Scienze dello Sviluppo e della Cooperazione Internazionale, e successivamente in Scienze della Popolazione e dello Sviluppo presso l’Université Libre de Bruxelles. Ha poi conseguito il diploma di insegnante TEFL presso la University of Toronto. Ha svolto numerose attività con diverse ONG in Europa e nel Mondo, occupandosi soprattutto di minori. Ha pubblicato numerosi articoli su diverse testate del web. Nel 2018 ha pubblicato il suo primo libro, “Educazione e socializzazione dei bambini in Vietnam”, Paese nel quale risiede tuttora.

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